Lazio tamponi: perché Lotito rischia di decadere

Anche in terzo grado respinto il ricorso sulla legittimità dell’impianto accusatorio. Le violazioni ci sono state

Aspettando le motivazioni della decisione del Collegio di Garanzia del Coni e la nuova udienza della Corte federale d’Appello, è opportuno ora fare chiarezza su quelle che sono le certezze di questo lungo e complesso caso Lazio-tamponi alla luce dell’ultima sentenza. Prima di tutto è acclarato ormai che la Lazio, il presidente Lotito e i due medici Pulcini e Rodia sono colpevoli delle violazioni del protocollo che gli sono state contestate, dall’assenza di comunicazione alle Asl dei casi di positività al conseguente mancato isolamento dei soggetti contagiati e alla quarantena (soft, ma pur sempre quarantena) dei contatti stretti, fino all’impiego in due incontri ufficiali di due calciatori risultati positivi ad almeno uno dei test effettuati nei giorni precedenti il match.

Legittimità

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Martedì il Collegio di Garanzia, come si legge nel dispositivo, ha infatti respinto il primo motivo del ricorso dei legali di Lotito, club e medici, in pratica il punto cardine della difesa biancoceleste contro la decisione della Corte d’Appello che il 30 aprile aveva inflitto 12 mesi al presidente e ai due responsabili dello staff sanitario e 200mila euro di multa alla società. Di che cosa parliamo? Non certo del tentativo di sostenere l’assenza di violazioni, bensì della presunta illegittimità della norma che prevede che certi comportamenti vengano sanzionati. La questione è stata portata avanti dall’avvocato Gian Michele Gentile in tutti e tre i gradi di giudizio, ma anche stavolta è stata ritenuta priva di fondamento. Entrando nel merito, Lotito, medici e Lazio sono stati condannati in base al comunicato ufficiale numero 78 della Figc del 1° settembre 2021, in cui la Federcalcio individua una serie di sanzioni per chi non rispetta i protocolli anti Covid. Per la difesa biancoceleste questa norma sarebbe stata illegittima perché non approvata dal Coni. L’avvocato della Figc Giancarlo Viglione ha invece ribadito che la legittimità viene dal governo stesso che nell’articolo 218 del decreto legge del 19 maggio 2020 n° 34 afferma: “In considerazione dell’eccezionale situazione determinatasi a causa della emergenza epidemiologica da Covid 19, le federazioni sportive nazionali, riconosciute dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano e dal Comitato Italiano Paralimpico, possono adottare, anche in deroga alle vigenti disposizioni dell’ordinamento sportivo, provvedimenti relativi all’annullamento, alla prosecuzione e alla conclusione delle competizioni e dei campionati”.

Governo e protocollo

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Insomma, quel comunicato è valido, le sanzioni pure, anche perché la Figc ha basato tutta la ripartenza del calcio su una disciplina sanzionatoria molto forte. Un fattore questo risultato determinante pure nella scelta del governo di dare fiducia allo sport con provvedimenti ad hoc come quello appena riportato. Una concessione importante in un momento delicatissimo del Paese che ha dato alla Figc la possibilità di stilare un proprio protocollo con misure, come ad esempio la quarantena soft, che hanno permesso che il campionato non si fermasse ad ogni positivo. Misure che però dovevano e devono tuttora essere seguite alla lettera. La Lazio non lo ha fatto.

Nuova valutazione

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Quello su cui Lotito può ancora sperare è “la misura della sanzione” sugli altri motivi del ricorso biancoceleste ma – si legge ancora nel dispositivo del Collegio di Garanzia – “nei limiti di cui in motivazione” su cui la Corte federale d’Appello è ora chiamata a fare una nuova valutazione. Quando? I tempi sono piuttosto lunghi, considerando che da codice la Corte dovrà decidere con udienza entro 30 giorni dalla pubblicazione delle motivazioni del Collegio che dovrebbero arrivare tra una decina di giorni.