anche il Btp lascia il passo

Un confronto quasi impari. A parità di condizioni e dovendo scegliere l’uno o l’altro, il Buono fruttifero per i minorenni offre un rendimento superiore.

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Meglio un Buono fruttifero o un Btp? Tecnicamente si tratta di due modelli di investimento differenti ma per certi versi assimilabili. In comune qualcosa ce l’hanno: nello specifico la sicurezza, visto che vengono emessi rispettivamente da Cassa depositi e prestiti e dal Tesoro. Il quale, a sua volta, controlla la prima per oltre l’80% del capitale. Il che rende di fatto sia gli uni che gli altri delle forme di investimento per il futuro piuttosto sicure. Anche perché sia il Buono fruttifero che il Btp si trovano di fronte a una tassazione del 12,50%. Niente a che vedere con l’aliquota del 26% che grava sugli altri titoli.

A ogni modo, si tratta di due strumenti sostanzialmente diversi. Il buono fruttifero da utilizzare per i minori, infatti, guarda al futuro non di sé stessi ma di qualcun altro. Il Btp, da parte sua, si propone come una forma di investimento a lungo termine ma estremamente remunerativa. Specie se i soldi dovessero essere investiti negli ultimi emessi dal Tesoro, con premio “fedeltà” per coloro che li porteranno a scadenza. Il Buono in questione, invece, cessa di produrre i suoi effetti al compimento della maggiore età del minore.

Buono fruttifero d’oro: ecco perché può valere più di un Btp

In sostanza, il Buono fruttifero per minori offre interessi che non andranno oltre i 18 anni. Prima si apre, quindi, più sarà  il rendimento al momento del recupero. In Italia è una soluzione utilizzata spesso, anche per via del tasso crescente negli anni. Il primo scatto arriva al termine del quinto anno, quando dall’originario 0,50% si passa all’1% annuale per i successivi cinque anni. Ai 10 anni si passerà all’1,50%, per poi arrivare a un 2,50% per gli ultimi tre anni. Radicalmente diversa la questione per il Btp di agosto 2039, con durata residua sempre di diciotto anni ma con tasso dello 0,94%.

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Stesso discorso se, anziché arrivare ai 18, scegliessimo di tenere l’investimento per 10 anni. In questo caso il Buono incasserà l’1,50%, mentre il Btp del tesoro solo lo 0,54%. Se si parla poi di scadenze più prossime, ad esempio di cinque anni, il confronto non si pone nemmeno: 1% per il Buono fruttifero, mentre il Btp sarebbe meglio non aprirlo. Ieri, infatti, si attestava sul -0,12%. In sostanza, a fronte di un dubbio su quale scelta operare (il classico 50 e 50), investire per un minore (figlio o nipote che sia) si presenta più conveniente. L’unica limitazione è l’intestazione al minorenne. In caso di rimborso anticipato, quindi, occorrerà l’autorizzazione del Giudice tutelare.