Festival Trento: Scola e Radja, due miti del basket

Al Festival applausi a due cestisti che hanno scritto pagine gloriose per Argentina e Croazia. Tra ricordi aneddoti e vite parallele

dal nostro inviato Gian Luca Pasini

Dino Radja e Luis Scola, gli eroi dei tre mondi. “Ho cominciato 2 settimane fa – racconta Scola -. E’ strano per me non giocare più dopo 26 anni, ma questo nuovo lavoro a Varese mi piace tantissimo. Perché la pallacanestro è la mia vita. L’Olimpiade? Non abbiamo giocato bene, non avremmo meritato una medaglia. Ma l’ultimo match è stato per me emozionante”. Con avversari e tutti coloro che erano alla Saitama Arena tutti in piedi ad applaudire il campione argentino all’ultima partita.

La palla passa a Radja. “La medaglia con la Croazia (argento a Barcellona 1992, ndr) era un momento di guerra, non era solo una partita di basket, ma andavamo in campo anche per essere riconosciuti come nuova realtà come Paese”. Quella finale contro il “vero e unico dream team della storia del basket. Giocavamo contro le leggende. Ma lì per la prima volta giocavamo contro di loro e potevamo affrontarli. capire veramente quanto eravamo lontani”. La mente va a un’altra finale olimpica quella di Atene 2004: Italia-Argentina. “Mi sentivo stanchissimo prima di quella partita, dicevo non posso arrivare così stanco nel match più importante, poi ho fatto due cose bene. La squadra ha trovato fiducia e siamo andati a vincere l’oro, contro l’Italia”.

Ancora Radja: “Per me l’Italia è stata molto importante. Io arrivai in Italia, a Roma, ero un bambino di 23 anni. Mi è servito tantissimo per crescere come uomo. Per i soldi, le partite, il fatto di essere straniero, pochi allenamenti. E quella esperienza è stata fondamentale per fare poi bene nella Nba”. Anche Luis Scola racconta dell’incontro con l’Italia, chiamato a Milano da Ettore Messina. “E quella chiamata ha un po’ cambiato la mia vita, perché poi sono rimasto, anche a causa della Pandemia, la chiamata di Varese… E chissà quanti anni ancora”.

Il più forte giocatore della mia generazione? Radja è in difficoltà. “Difficile scegliere fra Drazen Petrovic e Toni Kukoc, forse lui era un giocatore più completo”. La domanda mette meno in difficoltà Luis scola: “Più facile per me, Manu Ginobili. L’avversario più duro? Forse Paul Gasol”.