Finale Libertadores, da Gabigol a Felipe Melo quanti ex serie A

Palmeiras-Flamengo è una parata di meteore del nostro campionato. Come Isla e

Adriano Seu

Sono lontani i tempi in cui la Libertadores faceva da trampolino di lancio per le stelle sudamericane del futuro. A giocarsi la 62esima edizione del torneo più prestigioso del Sudamerica saranno al contrario le stelle (o presunte tali) di ieri. Nella finale di Montevideo tra Palmeiras e Flamengo, il prossimo 27 novembre, a giocarsi il titolo saranno i “reduci” da esperienze europee più o meno fortunate.

In due squadre che comunque coltivano pur sempre un discreto gruppetto di giovani di belle speranze, su tutti Veron, Menino e Danilo (tutti del Palmeiras), a rubare la scena sono infatti ancora i cosiddetti “cavalli di ritorno”: da Filipe Luis a Kenedy e David Luiz, passando per Gustavo Gomez, Felipe Melo e Luiz Adriano. Questi ultimi tre tra i principali rappresentanti di una colonia “italiana” composta da otto elementi. Nella maggior parte dei casi, autentiche meteore passate quasi inavvertite per gli stadi di serie A prima di essere catapultate a un passo dal tetto del Sudamerica.

Gustavo Gomez

Al Palmeiras ha ritrovato fiducia

Primo caso di resurrezione sotto il cielo sudamericano. Oggi Gustavo Gomez è il pilastro dei campioni continentali in carica, nemmeno lontano parente di quell’oggetto misterioso visto (e non visto) a Milano, sponda rossonera. Questione dì ambientamento, si dirà, ma il paraguaiano si è semplicemente ripreso quello status che aveva improvvisamente smarrito dopo aver lasciato l’Argentina, dov’era esploso con la maglia del Lanus. Per tornare uno dei centrali più forti del Sudamerica è bastato puntare sul Brasile, destinazione San Paolo. Lì, con la maglia del Palmeiras, ha ritrovato fiducia ed entusiasmo. Titolare fisso e punto fermo sin dal primo giorno, in tre anni ha vinto un Brasileirao, una Coppa del Brasile, un torneo Paulista e una Libertadores.

Felipe Melo

Il pitbull vuole vincere ancora

A San Paolo da quattro anni, l’ex pitbull di Fiorentina, Juve e Inter da due stagioni si è accontentato del ruolo di rincalzo. I muscoli e la testa calda sono rimasti uguali, ma a 38 anni il centrocampista non può garantire la stessa tenuta e la stessa intensità di qualche tempo fa. A San Paolo si è già reso protagonista di epiche battaglie e scazzottate, tra cui un indimenticabile “uno contro tutti” in Libertadores contro il Penarol. Le intemperanze adesso sono diminuite, così come le presenze. Con sei trofei in saccoccia, Felipe punta il settimo (la seconda Libertadores consecutiva) sperando nel rinnovo del contratto che scade fra un anno. In caso contrario, continuerà altrove, perché non ha ancora la minima intenzione di smettere.

Mauricio Isla

È ancora titolare fisso

Altro senatore irriducibile, Mauricio Isla, 33 anni (di cui 10 in Italia tra Udine, Torino e Cagliari) e lo stesso entusiasmo di quando era agli esordi. Dopo tre anni in Turchia, ha abbracciato il progetto di un Flamengo sulla cresta dell’onda e ha avuto ragione. Titolare fisso, sempre presente nelle dieci sfide di coppa in quest’edizione, ha già messo in bacheca un Brasileirao, un Carioca e una Supercoppa brasiliana. Obiettivo: mettere le mani sul primo titolo sudamericano di una carriera spesa quasi interamente in Europa.

Diego

Quanti trofei dopo l’Europa

Parlando di meteore, a Torino ricorderanno Diego Ribas da Cunha. 36 anni, tornato in patria nel 2016 dopo un lungo peregrinare tra Germania (Wolfsburg), Italia (Juve), Spagna (Atletico) e Turchia (Fenerbahce) tra pochi alti e tanti bassi. A Rio ha subito ritrovato gioco e sorriso vivendo tre annate da protagonista. Poi altre tre stagioni (compresa quella attuale) relegato al ruolo di comprimario per evidenti ragioni di età. Nel frattempo, il curriculum negli ultimi cinque anni e mezzo recita tre campionati, due Supercoppe, una Coppa del Brasile, quattro Carioca e una Libertadores in 241 presenze. Colonna rossonera.

Gabigol

È rinato: 97 gol in 131 partite

La rinascita dell’ex meteora nerazzurra è stata celebrata più volte, nel frattempo Gabigol non accenna a rallentare. Dopo aver trascinato il Flamengo alla conquista di ben 12 trofei negli ultimi tre anni e mezzo a suon di gol e record (superati anche gli idoli di casa Zico, Romario e Adriano), l’ex attaccante dell’Inter ha festeggiato anche il ritorno in nazionale, frutto anche dell’enorme popolarità conquistata in patria. I numeri, tanto sotto la guida di Jesus quanto sotto quelle di Ceni (prima) e Renato Portaluppi oggi, sono oggettivamente sbalorditivi: 97 gol in 131 partite tra tutte le competizioni, media di 0,75 reti a partita per quello che è anche l’attuale capocannoniere del torneo. Impensabile ripensando a quell’indolente ragazzo sbarcato a Milano con le illusorie patenti di fresco campione olimpico ed erede di Neymar.

A fare coppia con Gabigol da un anno e mezzo a questa parte c’è anche l’ex viola Pedro, pure lui risorto sulla via di Copacabana. Rispedito in patria forse un po’ troppo frettolosamente dopo mezza stagione a Firenze senza trovare spazio, se non per 59′ ripartiti in quattro sfide, il ragazzo di Rio ha ritrovato in un batter d’occhio la maglia da titolare e il piacere di gonfiare la rete: 23 i gol (in 53 presenze) alla prima stagione, 14 (in 37 partite) in quella attuale. La media realizzativa resta inferiore a quella di Gabigol (0,4), ma sta bastando per convincere Tite, che già lo testò meno di un anno fa.

Andreas Pereira

L’eterna promessa

Sulla strada di Gabigol e Pedro adesso c’è l’ex laziale Andrea Pereira, che in Brasile è arrivato per la prima volta dopo essere nato e cresciuto (anche calcisticamente) tra, Belgio, Olanda e Inghilterra. Sette lunghi anni da eterna promessa tra Manchester, Granada, Valencia e Roma non sono serviti per sfondare, da qui la decisione di tentare il percorso inverso. Nell’unica stagione in A, il 25enne brasiliano ha collezionato solo briciole nonostante il discreto numero di presenze (26): solo 20′ in media di gioco a ogni apparizione in maglia biancoceleste per il ragazzo originario di Duffel (Nelgio). Che invece a Rio ha già messo assieme sette presenze, di cui cinque da titolare, con tanto di gol all’esordio in campionato contro il Santos.

Luiz Adriano

Il Milan solo un (brutto) ricordo

Ultimo redivivo della truppa “italiana” quel Luiz Adriano che, all’alba dei 32 anni, ha deciso di tornare a svernare al caldo delle spiagge carioca. D’altra parte, di freddo aveva già fatto il pieno durante ben undici anni tra Ucraina e Russia, dove ha costruito una fama di bomber rovinosamente scioltasi al primo (e unico) esame della carriera: la maglia rossonera. Appena un anno e mezzo a Milano per l’attaccante gaùcho che salutò tutti a gennaio 2017 con un misero bottino di quattro reti in 33 apparizioni. Al Pameiras, dov’è tornato stabilmente dopo una prima parentesi nel 2019, si è messo in tasca quattro titoli in un appena un anno e mezzo. Per lui 19 gol in 71 apparizioni, una media non propriamente da cecchino ma pur sempre raddoppiata rispetto a quella vantata al Milan (0,26 contro 0,12).