I dieci migliori videogiochi del 2021 per PlayStation

2021 anno lento? PS4 e PS5 non sono d’accordo, tra uscite provenienti dai PlayStation Studios o dai tanti partner di Sony che ci hanno lavorato quest’anno.

Il 2022 si prospetta ricco di grandi titoli, ma l’anno che volge al termine non è stato affatto da dimenticare. Nonostante i rinvii e qualche delusione cocente, come Horizon: Forbidden West, Gran Turismo 7 e God of War: Ragnarok che hanno salutato all’ultimo secondo, PlayStation è riuscita a mantenere un buon ritmo in termini di uscite, sia come qualità che a livello di quantità, e questo è particolarmente vero se si prende in considerazione una prima metà del 2021 di assoluto spessore.

PS4 e PS5: i migliori giochi PlayStation del 2021 —

Ecco allora i migliori videogiochi del 2021 per PS4 e PS5, una lista dei titoli più importanti pubblicati quest’anno per le console di casa Sony. Sono tenuti in considerazione sia produzioni esclusive che multipiattaforma arrivate sulle piattaforme della casa giapponese, sia provenienti dai PlayStation Studios che dalle terze parti.

Returnal —

Dopo Demon’s Souls, la dimostrazione che PlayStation non vuole essere solo sinonimo di action-adventure e mainstream, ma è capace di esplorare anche altri generi meno popolari. Returnal è il roguelite che è valso finalmente l’introduzione di Housemarque in PlayStation Studios, con tre meriti in particolare. Il primo è aver ibridato il filone dei roguelite con la vocazione narrativa e cinematografica delle esclusive PlayStation, e aver portato il tutto su PS5 (come per una trasmissione televisiva finire in prima serata). Il secondo è aver riprodotto con successo il fascino, il mistero e la letalità di un pianeta alieno, e il terzo è aver dato un’idea tangibile di cosa possa essere la next-gen: non solo graficone, ma anche esperienze, sia audiovisive che ludiche, diverse.

Deathloop —

Deathloop mette ancora una volta in piazza il talento straordinario di Arkane, la casa responsabile di Arx Fatalis e Prey. Anche in questo caso, si parla di un roguelite ma stavolta l’ibridazione più grande è con il marchio di fabbrica della software house fondata in Francia, il suo primo amore: le immersive sim. L’intuizione del loop temporale forse non è di primissimo pelo, e tornare e ritornare nella stessa missione potrebbe stufarvi alla lunga. Ma, in tal caso, potrebbe farvi piacere sapere che c’è più del previsto di Dishonored, e che l’esplorazione e la capacità di scovare l’approccio giusto sono ancora aspetti determinanti del gameplay. Aggiungete un’ammaliante direzione artistica stile anni ‘60 e il gioco, Deathloop per la precisione, è fatto.

Ratchet & Clank: Rift Apart —

Ratchet & Clank: Rift Apart è, più che un videogioco, un cartone animato del sabato mattina. Un’esperienza colorata e leggera da vivere da soli o con un membro della famiglia più piccolo, che vanta però alcuni asset che lo rendono un’esperienza da provare anche se siete un po’ più in là con gli anni. Tra questi, la capacità di mostrare ciò di cui è capace PS5, grazie alle molteplici modalità grafiche con ray tracing e/o 60fps e alla velocità dei caricamenti dell’SSD, usato più in profondità per dettare alcune delle meccaniche chiave del titolo di Insomniac Games. Nuovi e vecchi personaggi, nuovi e vecchi mondi si incontrano in Rift Apart, forse il più avanzato capitolo della serie mascotte PlayStation.

Kena: Bridge of Spirits —

Tenera esperienza d’azione e avventure, Kena: Bridge of Spirits ha tutto quello che serve per ricordare un film in computer grafica targato Pixar, con una direzione artistica deliziosa e in grado di evidenziare lo stacco generazionale tra PS4 e PS5. Il gameplay potrà non essere la grande innovazione dell’anno, e quella boss fight finale grida ancora vendetta, ma se cercate qualcosa da far giocare al più piccolo della famiglia o vi va una produzione single-player più leggera, è il caso di buttarci l’occhio.

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It Takes Two —

It Takes Two (premiato come videogioco dell’anno a The Game Awards 2021) mostra a chiare lettere ciò di cui Josef Fares e la sua Hazelight sono capaci. Il titolo dello studio svedese vanta una direzione artistica coloratissima e situazioni di gioco assurde per un raro esempio di commedia romantica nel gaming, in cui convincere una coppia ad un passo dal divorzio a tornare insieme e resistere ai monologhi svitati di un libro parlante. Non ha le atmosfere mature e il finale al cardiopalma di A Way Out, ma ha tanto cuore e un sacco di minigiochi divertentissimi da provare in coppia con un partner.

Resident Evil Village —

Resident Evil Village si è lasciato alle spalle l’ambientazione claustrofobica di Resident Evil 7 (cui si deve il rilancio della serie) e, mantenendo la visuale in prima persona, ha esplorato un setting molto più ampio e ispirato al grande classico Resident Evil 4. Capcom ha puntato su un cast di comprimari ammalianti, una su tutte la Lady Dimitrescu che ha fatto impazzire la rete nei mesi precedenti all’uscita di inizio anno o il familiare mercante, e su una storia capace di riallacciarsi in maniera plausibile alle origini più profonde della saga. Non è certo un caso se è il videogioco più completato dell’anno.

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Tales of Arise —

A proposito di serie che si sono ritirate su dopo un po’ di passi falsi, Tales of Arise dimostra come, con una buona dose di inventiva, le più longeve in circolazione possano ritrovare lo smalto perduto. Il titolo di Bandai Namco ha ridefinito i pilastri della serie in una direzione action RPG che vi ricorderà Kingdom Hearts, liberando gli utenti dai vincoli dei giochi di ruolo a turni più tradizionabili, proponendo un cast di buoni e cattivi sfaccettato e ben motivato, e approfondendo tematiche sociali e culturali che vanno ben oltre i cliché del genere. Il gameplay fuori dal sistema di combattimento gioverebbe di un po’ di profondità in più e questo è un appunto importante da prendere per il futuro ma, se cercavate un modo per avvicinarvi al marchio Tales, potreste averlo appena trovato.

Hades —

Hades era già uscito nel 2020 ma ha ricevuto una versione PlayStation soltanto quest’anno. La nuova versione ha consentito a tanti di recuperare uno dei pochissimi che è riuscito ad impensierire per il titolo di GOTY The Last of Us Part II lo scorso anno. Per chi non lo conoscesse, il gioco è un roguelite dai combattimenti feroci e veloci, con tante armi e perk che li ri-plasmano continuamente, ma anche dalla storia profonda che affonda le radici in un’interpretazione molto originale della mitologia greca. Da provare, a prescindere dal vostro background nel genere e dai gusti personali.

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Psychonauts 2 —

Psychonauts 2 è quanto di più familiare Double Fine Productions potesse realizzare e, nel proporre un titolo estremamente vicino ai dettami del capostipite, non avrebbe potuto prendere una decisione migliore. Grazie anche alla carenza di platform 3D e alla sua personalità, il titolo di Tim Schafer continua a spiccare persino vent’anni dopo, introducendo livelli più aperti, vari e carismatici, personaggi spassosi e poteri divertenti, per quello che è uno dei migliori titoli lanciati a cavallo tra le due generazioni (anche se senza aggiornamento next-gen, al contrario di Xbox).

Alan Wake Remastered —

Al di là della risoluzione e del frame rate più elevati, e al netto dei modelli dei personaggi rivisitati per l’occasione: Alan Wake Remastered entra di diritto in questa classifica a prescindere dalla qualità del lavoro svolto da Remedy ed Epic Games in quanto prima opportunità per l’utenza PlayStation di provare uno dei migliori action-adventure degli ultimi vent’anni, uno che ha contribuito ad immortalare una sottovalutata icona del gaming (finalmente il sequel!) e rafforzare la capacità narrativa di un medium che, al tempo, subiva quasi inerme l’ondata di titoli multiplayer. Se non l’avete mai giocato, consideratela una lezione di storia dei videogiochi.