Kazakhstan, proteste soffocate. Putin manda 3.000 uomini

Il secondo giorno della rivolta è difficile da raccontare: le autorità kazake hanno bloccato internet e chiuso gli aeroporti, ad Almaty e nelle altre città quel che resta delle proteste scivola nella repressione. «Abbiamo liquidato decine di sobillatori», comunica la polizia ad Almaty, la città principale.

Dopo aver cercato con poco successo di calmare i disordini abbassando i prezzi di Gpl e benzina e scaricando in un colpo solo il Governo in carica e il “padre della nazione” Nursultan Nazarbajev, il presidente Kassym-Jomart Tokajev ha alzato il tiro sui «terroristi addestrati all’estero», responsabili dei disordini.

Ma come vengono distinti dai dimostranti scesi in piazza per protestare contro l’inflazione, la stagnazione economica e l’autoritarismo del regime? Una giornalista kazaka, Assem Zhapisheva, scrive su twitter come le testimonianze raccolte da vari conoscenti tra Almaty e altre città, Uralsk e Aktobe, riportano uno schema simile: pacifiche manifestazioni di protesta divenute improvvisamente violente per mano di sconosciuti vestiti di nero, aggressivi, apparsi all’improvviso a grandi gruppi. Per conto di chi?

Il bilancio dei morti

Le fonti ufficiali parlano di almeno 18 agenti di polizia uccisi – due di loro decapitati. Non danno bilanci delle vittime tra gli oppositori, che sarebbero almeno trenta, solo ad Almaty. Più di 2.000 gli arresti, mentre le forze speciali riprendono il controllo di aeroporti e palazzi del governo. Al loro fianco ora ci sono i contingenti della Csto, l’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva che ha risposto all’appello di Tokajev: mercoledì il presidente kazako sembrava aver perso il controllo della situazione.

La rapidità con cui sono corsi in suo aiuto è inconsueta: è la prima volta che gli alleati della Csto (Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakhstan, Kirghizstan, Tajikistan) osservano l’articolo del Trattato che li impegna alla difesa reciproca in caso di minacce esterne. Ampiamente documentati, sui notiziari di Mosca, partenza e arrivo tra le foreste innevate del Kazakhstan dei 3.000 paracadutisti russi che, spiega la Csto, «hanno già iniziato a eseguire i compiti assegnati». Proteggeranno «importanti strutture strategiche e aiuteranno le forze dell’ordine kazake a stabilizzare la situazione». A partire dal cosmodromo di Baikonur, Mosca ha consistenti interessi in Kazakhstan.